L’aikido è un “arte marziale” giapponese sviluppata nella prima metà del ‘900.

Marziale in quanto il fondatore ( Morihei Ueshiba ) l’ha creata partendo dalle arti tradizionali giapponesi della guerra (in particolare dal Daito-Ryu).

Arte in quanto diventa possibilità di espressione di se stessi attraverso la propria corporeità e l’interazione con la corporeità dell’altro, in una continua ricerca di equilibrio non solo fisico.

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AI è un concetto molto conosciuto in Oriente. Nel caso dell’aikido è uno stato d’animo fondamentale per la riuscita delle tecniche. Si tratta in sostanza di “armonizzarsi” con l’avversario ed ha uno sviluppo soprattutto mentale.

KI è l’energia vitale necessaria per l’esecuzione corretta delle tecniche di aikido, energia che usiamo spesso in maniera non cosciente per tutte le attività che svolgiamo.

DO è la via, intesa come cammino spirituale o interiore. Ueshiba ha dato alla disciplina una dimensione più elevata rispetto alla tradizione, più utilitaristica (esisteva già l’aiki-jutsu, antenato dell’aikido).

Il termine AIKI è quindi fondamentale. La forza è mentale. Il corpo è solo uno strumento che segue la mente. L'aikidoka addestra la mente, sviluppa il sistema nervoso, così da poter impiegare i muscoli con la massima efficienza. Il risultato è particolare e i praticanti lo chiamano ki o “forza vitale”.

Aiki è utilizzare la potenza del KI in armonia (AI) con le diverse esigenze/circostanze del combattimento, la strategia dell’avversario, le sue armi, la sua personalità; in questo modo è possibile acquisirne il pieno controllo.

AIKIDO in sostanza significa: cammino di armonizzazione dell'individuo nel contesto universale grazie all'espansione del ki.

Il termine ufficiale di Aikido risale al febbraio del 1942. Nonostante l’arte fosse prima conosciuta con vari nomi (secondo la tradizione tipicamente giapponese, il fondatore cambiava sovente di nome, scegliendo nomi adeguati alla sua particolare condizione interiore del momento, ed anche la sua arte ebbe vari nomi col trascorrere del tempo), la sostanza rimaneva costante.

Il padre del Maestro Ueshiba, Yoroku, era un proprietario terriero relativamente agiato, che trattava affari nel campo della pesca e del legname. Rispettato dalla gente della sua comunità, fece parte dei consigli comunali di Nishinotani e Tanabe, della Prefettura di Wakayama. Il giovane Ueshiba nutriva una grande reverenza verso il padre, e questi, scorgendo nel figlio un grande potenziale, gli fornì il massimo appoggio morale e materiale per seguire le sue aspirazioni. Il figlio, dal canto suo, non voleva essere da meno delle attese paterne e nel 1901, all’età di 18 anni, si trasferì a Tokyo, dove ebbe un breve apprendistato nel mondo degli affari. L’anno seguente aprì il Magazzino Ueshiba, dove vendeva articoli scolastici e di cartoleria, ma si ammalò e la sua piccola ditta fallì.

Non molto tempo dopo si arruolò nell’esercito imperiale e prese parte alla guerra Russo-Giapponese (1904/05). Raggiunse il grado di sergente ed ebbe un onorevole congedo. Poi nel 1912, all’età di 29 anni, reclutò 54 capifamiglia della sua città natale, con oltre 80 persone al seguito, e fondò una nuova colonia a Shirataki, nell’Hokkaido. La regione era allora un’area appena aperta allo sviluppo ed erano benvenuti i coloni che volessero lavorare la terra. Per sette anni, come capo di questa nuova colonia, coltivò la terra, fece parte del consiglio comunale e contribuì allo sviluppo della regione di Shirataki.

Sebbene avesse manifestato un certo talento di leader, sentì però di non aver realizzato le grandi attese che suo padre riponeva in lui. La morte del padre, avvenuta nel gennaio del 1920 a causa di una malattia, fu un grande shock. Abbandonando tutto ciò che aveva intrapreso in Hokkaido, ritornò a casa in preda ad un profondo abbattimento psicologico. Si rifugiò allora sotto la guida di Deguchi Onisaburo, il capo carismatico della setta Omoto; il fondatore visse al Quartier Generale Omoto in Ayabe, nella Prefettura di Kyoto, contribuendo alla diffusione di questa nuova religione.

Gli otto anni in Ayabe (fino al trasferimento a Tokyo nel 1927), furono decisivi nello sviluppo spirituale del fondatore. Durante questo tempo egli studiò la filosofia Shinto e padroneggiò il concetto di koto-dama (letteralmente Parola-spirito).

Dopo la morte del padre, durante la sua permanenza ad Ayabe, la dedizione del fondatore al Budo era divenuta un’idea fissa, principalmente per l’incoraggiamento di Deguchi. Prima di questo periodo egli aveva praticato e padroneggiato diverse arti marziali, tra cui la scherma della scuola Shinkage, il jujutsu delle scuole Kito e Daito, e altre ancora. Il più notevole di questi perfezionamenti ebbe luogo presso la scuola Daito del Maestro Takeda Sokaku, che aveva conosciuto per caso in un albergo dell’Hokkaido nel 1915, all’età di 32 anni, da cui ricevette il diploma di massimo grado. Fu questo tipo di jujutsu che aprì gli occhi del fondatore al più profondo significato delle arti marziali; i principi del Daito differiscono dall’aikido, ma molte tecniche sono condivise tra le due arti.

Il motivo per cui Deguchi incoraggiò la sua dedizione alle arti marziali fu la conoscenza del ricco e vasto retroterra del fondatore nel Budo ed il presentimento che sarebbe stato questo il cammino più adatto al suo temperamento, alla sua abilità e alle sue aspirazioni. Egli autorizzò il fondatore a dividere una parte della sua casa di Ayabe per adibirla a dojo. Ricevendo con la massima serietà questo sprone, il fondatore aprì il modesto Ueshiba Juku, di 18 tatami.

Lo Ueshiba Juku era originariamente riservato ai giovani della setta Omoto, ma il nome di Ueshiba Morihei, “il Maestro di Budo di Ayabe”, cominciò ad essere ben conosciuto, iniziarono ad arrivare al dojo dei forestieri, e soprattutto dei giovani ufficiali di marina del vicino porto di Maizuru. La sua fama andò progressivamente espandendosi ed iniziarono ad arrivare studenti da Tokyo e da altre lontane parti del Giappone.

Intorno al 1920 il Maestro Ueshiba cominciò a pensare seriamente di fondare un suo stile indipendente di Budo, e nel 1922 egli chiamò il suo nuovo stile d’arte marziale Aiki–bujutsu. Come il termine di bujutsu già suggerisce, racchiudeva i principi e le tecniche delle antiche arti marziali, che sono alquanto differenti dall’aikido d’oggi. Ma la sua originalità già traspare dall’uso di aiki come termine specifico. Ci sono vari riferimenti sparsi nelle varie tradizioni di Budo all’idea di “armonizzare” (ai) il ki con l’avversario in combattimento, ma fu questa la prima volta che venne usato il termine composto. Possiamo anche incontrare il termine nell’Aiki-jutsu, ma con una connotazione più che altro psicologica, senza una parte essenziale nella tecnica di queste arti marziali. Ritroviamo in alcuni libri recenti scarsi accenni alle prime forme moderne di ki-aijutsu diffuse tra la gente del popolo, ma anche questo era un sistema psicologico che aveva poco a che fare con il budo in quanto tale.

Nello scegliere il nuovo termine aiki potrebbero esserci state influenze delle scuole Kito e Daito, entrambe basate sui principi di yin e yang e sull’uso del ki, la sorgente fondamentale usata dal Maestro Ueshiba nel suo cammino nel budo, nella sua esperienza di vita e nella sua realizzazione del ki, raggiunta dopo la sua permanenza in Ayabe. Ma l’influenza maggiore la ebbe la padronanza del koto-dama, come viene costantemente riferito in letture, scritti e istruzioni nei suoi ultimi anni.

Il termine Aiki-bujutsu sembra non essere stato accettato immediatamente. Al contrario, la gente continuava a riferirsi al nuovo budo come Ueshiba-ryu o Ueshiba-ryu-Aiki-bujutsu. La fama del Maestro Ueshiba continuava ancora ad espandersi nel paese. Una svolta cruciale si ebbe nel 1924/25, quando, come detto innanzi, partecipò ad una spedizione nella Mongolia interna e, subito dopo il suo ritorno, sfidato da un giovane ufficiale di Ayabe, provò il sumikiri, la chiarezza della mente e del corpo che realizzava l’unione del ki dell’universo e del ki della persona. Aveva allora di poco superato i quarant’anni, e cominciò la fondazione di questa nuova arte marziale.

Possiamo dire allora che gli anni 1924/25 segnano l’inizio dello sviluppo spirituale dell’aikido, poiché fu da questo punto che il Maestro Ueshiba costantemente ammonì che “il vero budo è la via della grande armonia e del grande amore per tutte le cose” e che ogni movimento è la risultante dell’unità ki- mente- corpo.

Nell’autunno del 1925, dopo ripetute richieste del suo mecenate e ammiratore, Ammiraglio Takeshita Isamu, il fondatore venne a Tokyo per fare una dimostrazione dinanzi ad un pubblico selezionato, tra cui l’ex primo ministro, conte Yamamoto Gonnohyoe. Il conte Yamamoto rimase profondamente impressionato dalla dimostrazione del fondatore che venne incaricato di condurre un seminario speciale di 21 giorni al Palazzo Distaccato di Aoyama per gli alti gradi di judo e gli esperti di kendo della Corte della Famiglia Imperiale. Nella primavera del 1926 fu di nuovo invitato dall’Ammiraglio Takeshita a Tokyo e diede lezioni di Aiki- bujutsu ai membri della Corte Imperiale, ad alti ufficiali dell’esercito e della marina e a figure di primo piano del mondo politico e degli affari. Nel 1927, spronato dall’Ammiraglio Takeshita e da Deguchi Onisaburo, lasciò Ayabe per sempre e si stabilì a Tokyo.

Nei tre anni seguenti aprì numerosi dojo nei distretti di Shiba e Tokyo, istruendo nell’Aiki- bujutsu molte persone, compresi diversi esperti di altre arti marziali. Erano questi i segnali del riconoscimento del budo del fondatore come un qualcosa di più delle arti marziali tradizionali, ed alcuni cominciarono ad usare il termine aikido per definirlo. Nell’ottobre del 1930 Kano Jigoro, il fondatore del Kodokan, la prima scuola di Judo, ammirò la superba arte del Maestro Ueshiba, e proclamò che quello era il budo ideale e gli inviò perfino alcuni dei suoi studenti migliori.

Nonostante il proposito di essere selettivi il numero degli studenti continuava ad aumentare, ed il fondatore dovette affrontare la necessità di un dojo più grande. Nel 1930 aprì un nuovo dojo in Wakamatsu-cho a Tokyo, dapprima in affitto, e poi comprando la proprietà della famiglia Ogasawara. Il nuovo centro di allenamento, chiamato Kobukan Dojo, fu completato nell’aprile del 1931. L’attuale Aikido Hombu Dojo sorge sullo stesso luogo.

Nel 1936 il fondatore decise che i tempi erano maturi per tracciare una distinzione tra le vecchie arti marziali e la sua, a ragione dell’enfasi filosofica e spirituale che aveva posto nella propria arte. Intuendo quanto l’essenza di questa nuova arte fosse differente dalla vecchia tradizione marziale, abbandonò il termine bujutsu e diede alla sua arte il nome di Aiki- budo. Questo necessario ed inevitabile passo pose le fondamenta per il futuro di questa scuola. Come fondatore di un nuovo sistema di arte marziale, egli sentì fortemente la responsabilità di subordinare i suoi scopi personali all’espansione della via, per tutti coloro che vi fossero interessati.

Nel 1939 presentò una richiesta ufficiale perché la sua organizzazione fosse riconosciuta come Ente Morale sotto il nome Kobukai. L’approvazione della richiesta fece dell’aikido negli anni seguenti un qualcosa di ufficialmente riconosciuto e segnò l’inizio dell’Età d’Oro dell’aikido. Il numero dei membri crebbe ed il nome del Maestro Ueshiba cominciò ad essere conosciuto dappertutto.

Lo scoppio della guerra nel Pacifico nel dicembre del 1941, e il mutare della società giapponese in senso militarista rallentò soltanto lo sviluppo dell’aikido. Con la maggioranza dei giovani arruolati nelle forze armate, il numero degli studenti di aikido diminuì moltissimo. Una delle decisioni governative per tentare di mobilitare il paese nello sforzo bellico fu inoltre di unificare i diversi gruppi di arti marziali in un singolo organismo sotto il controllo statale. Nel 1942 furono fuse varie scuole di judo, kendo ed altre arti marziali, per dare origine alla Grande Associazione Giapponese di Valore Marziale.

Sebbene il fondatore non sollevasse obiezioni alle direttive governative, era lampante la sua estrema insoddisfazione, poiché il budo che egli aveva sviluppato e distinto dalle altre scuole era costretto a mischiarsi ad esse in un’unica organizzazione. Opponendosi duramente alla mescolanza con altri gruppi come soltanto un ennesimo stile di lotta, cominciò a pensare che il nome Kobukan Aiki-budo suggerisse semplicemente l’idea della scuola o stile Kobukan di una qualche arte maggiore. Decise allora di adottare il nuovo nome di aikido per identificare quest’arte come una forma unica e caratteristica di budo, poi entrò nella associazione con questo nome. Nel febbraio del 1942, l’aikido venne ufficialmente riconosciuto come il nome della scuola del fondatore. Ventidue anni erano trascorsi dalla nascita del Ueshiba Juku in Ayabe.

Quando gli eventi resero impossibile seguitare le normali attività di aikido i suoi piani non riuscivano più a realizzarsi, e quando la guerra si mise al peggio, il numero degli studenti scemò e gli inviti a dimostrazioni di aikido diminuirono. L’ordine di unirsi alla Grande Associazione Giapponese di Valore Marziale per partecipare allo sforzo bellico, fu il colpo di grazia. Fu così che il fondatore istituì ufficialmente l’aikido e finalmente prese la decisione di ritirarsi ad Iwama, dove proseguì la sua ricerca personale.

La strada per la risalita dell’aikido iniziò nel febbraio del 1948, col riconoscimento ufficiale dell’Aikikai come Ente Morale autonomo. La prima uscita in pubblico fu alla Fiera Dipartimentale di Takashima in Tokyo, nel settembre del 1956, e la Prima Dimostrazione Pubblica di Aikido, sponsorizzata dall’Aikikai, ebbe luogo nel maggio del 1960, alla Yamato Hall di Tokyo. Il culmine del risorgimento post- bellico si ebbe col completamento del nuovo Hombu Dojo, nel gennaio del 1969.

RIFERIMENTI TECNICI

NOBUYOSHI TAMURA

Osaka 2 marzo 1933 - 9 Luglio 2010.
1953. Entra nell’Aikikai Hombu Dojo come uchi-deshi (studente residente) del fondatore.
1964. Inviato in Europa da O’Sensei per lo sviluppo dell’arte nel vecchio continente dove erano già presenti altri insegnanti Giapponesi (risiedette in Francia da dove rappresentava l’Aikikai in Europa).
Fu insignito dell’Ottavo Dan e del grado di Shihan.
“L'Aikido di Tamura Sensei era veloce, sottile ed estremamente marziale. Dopo più di 50 anni di pratica, le sue tecniche si erano perfezionate al punto che tutti i movimenti superficiali erano scomparsi e solo l'essenza della sua forma d'arte era visibile in movimenti così sottili che erano quasi… invisibili ed apparivano magici ai non iniziati.”

GUGLIELMO MASETTI

Responsabile tecnico ASAI e referente CSEN per ASAI
1969. Inizia a praticare Aikido a Milano con Kawamukai Sensei
1971. Primo Dan con Tada Sensei
1974. Secondo Dan con Tada Sensei
1975. Osaka e Tokio: frequenta Dojo di maestri autorevoli quali Tohei e Kobayashi
1976. Terzo Dan con Kawamukai Sensei. Diviene rappresentante italiano nella Commissione Europea Aikido (FIK - CONI). Direttore Tecnico Nazionale
1980. Quarto Dan con Kawamukai Sensei
1986. Quinto Dan con Tamura e Kawamukai Sensei
1998. Sesto Dan dal Presidente CSEN
2009. Settimo Dan CSEN consegnato da Kawamukai Sensei
Negli anni si è adoperato con diverse iniziative allo sviluppo dell’arte: studia e promuove metodi di difesa preventiva, organizza seminari rivolti non solo ad aikidoka ma anche a danzatori, professionisti della sicurezza pubblica e privata… fonda Lega Italiana Aikido che invita per la prima volta Tamura Sensei in Italia e viene riconosciuta dalla Federation Européenne Aikido… crea il centro Aikidomus per la ricerca personale dell'Aikido come scelta di qualità della vita… pubblica numerosi articoli su riviste specializzate di Arti Marziali e di Medicina Alternativa.

GIAMPIETRO SAVEGNAGO

Nella sua adolescenza aiuta il padre che, operaio alla Marzotto, fa i turni di notte e di giorno coltiva i campi. Si diploma come disegnatore tecnico e a diciotto anni è già capo officina, iscrivendosi ai corsi serali della scuola magistrale.
1972. Si trova a Torino per il servizio militare e qui frequenta una palestra praticando Kendo e Boxe. Ma la passione per l'arte marziale in cui “si cade senza far rumore" ha il sopravvento. Decide quindi di seguire Gerbi Sensei e si butta a capofitto nell’Aikido. Al termine del servizio di leva consegue il 1°kyu .
Tornato a casa, segue gli insegnamenti del direttore tecnico nazionale della Filpj, Giovanni Filippini Sensei di Milano.
1974. Savegnago inizia ad insegnare presso il Judo club Marzotto di Valdagno (Vicenza). Porta per la prima volta l'Aikido in questa regione e forma numerosi istruttori che apriranno a loro volta altrettanti corsi.
1976. Conosce il Kobayashi Sensei col quale inizierà una lunghissima collaborazione. Ogni anno partecipa a tutti gli stage in Europa. 1979. invita il Maestro a tenere uno stage a Valdagno, sarà il primo di una lunga serie.
1980. Si reca per la prima volta in Giappone. Vi tornerà regolarmente ogni anno fino al 1990.
Nel corso degli anni ha portato il suo insegnamento in vari paesi europei: Polonia, Germania, Svizzera, Ungheria e Francia. Ha svolto un'intensa opera di divulgazione in questi paesi.
In Italia molti gruppi e associazioni gli conferiscono il titolo di Direttore Tecnico o Capo scuola.
2000. Il 15 maggio a seguito di un grave incidente in moto (sua grande passione), perde una gamba amputata poco sotto il ginocchio.
2002. Gli viene diagnosticato un tumore, ma per lui è solo una nuova sfida, nonché una nuova occasione per fare Aikido.
La caratteristica che lo contraddistinse fu il suo dolce e spontaneo sorriso che ricordava le parole di Paulo Coelho: "Il guerriero della luce si comporta come un bambino. Gli altri ne sono colpiti. Hanno dimenticato che un bambino ha bisogno di divertirsi, di giocare, di essere in qualche misura irriverente, di fare domande sconvenienti ed immature, di dire stupidaggini nelle quali neppure lui crede!".

STEPHANE BENEDETTI

Stephane Benedetti nasce nel 1951.
1966. Scopre l'aikido nel sulle rive del Mar Baltico durante uno stage di judo.Viene rapito dalla disciplina e da allora non la lascia più, facendone lo scopo della sua vita.
Orientalista ed esperto qualificato delle religioni.
Vive in Giappone per 9 anni e così conosce ed approfondisce in prima persona i vari aspetti della cultura locale. Ivi studia anche l'Arte Tradizionale della forgiatura della Spada Giapponese.
Al suo ritorno in Europa, si trasferisce ad Aix-en Provence, dove pratica aikido con Tamura Sensei. Al di là del tradizionale rapporto maestro-allievo, è nata una stretta collaborazione che l’ha portato a curare la traduzione di diversi lavori di Tamura Sensei, nonché di scrivere un libro sull'aikido intitolato "Il Libro del Principiante".
L’insegnamento dell’aikido lo porta a tenere stage e seminari in molti paesi.
Da qualche anno si è trasferito in Spagna nei dintorni di Barcellona, in compagnia della moglie Mio Takada, insegnante di shodo.
Il suo metodo d'insegnamento si caratterizza per l'impronta estremamente "personale" ma precisa, comprensibile e completa, che arricchisce lo studio delle tecniche osservandole anche dal punto di vista della biomeccanica e della fisica. Per questo egli è un punto di riferimento per tutti i praticanti che intendono approfondire la conoscenza del proprio aikido anche dal punto di vista della meccanica del movimento.
E' attualmente settimo dan Aikikai.

Tsunami Dojo è il nome di una scuola di AiKiDo di Verona
Vi si pratica e si impara la nobile arte fondata dal Giapponese Ueshiba Morihei (1883-1969)
L'associazione è stata costituita da Alessio, Michele e Diego nel 2008
Attualmente viene rappresentata da Michele, Roberto ed Antonio
e presenta gli iscritti riportati qui di seguito

Le lezioni si tengono
a Pescantina il lunedì ed il giovedì dalle ore 20.30 alle 22.00 (adulti)
a Castelnuovo il martedì ed il giovedì dalle ore 20.45 alle 22.15 (adulti)
a Castelnuovo il martedì ed il giovedì dalle ore 17.00 alle 18.00 (bambini)

MICHELE (il capo)

Nasce il 18.06.1973 a Peschiera del Garda, in provincia di Verona.
La passione per le arti marziali lo porta già in giovane età ad iscriversi ad un corso di Judo.
1981-1984. Pratica Judo dal M°Giuliano Ponchini 6° Dan FILKAM, presso il Judo Club Peschiera del Garda (VR).
1990. Quasi per caso, si iscrive ad un corso di Aikido, tenuto nella palestra Shin Thai Dojo sempre a Castelnuovo. Il Corso era tenuto dal M°Carlo Lorenzon (2° Dan Aikikai). La nuova disciplina lo colpisce profondamente per il contenuto filosofico e marziale e decide di dedicarvisi.
1995. Al M°Carlo Lorenzon subentra il M°Luciano Lo Monaco (3° Dan ASAI-CSEN) appena trasferitosi da Milano ed allievo a sua volta del M°Guglielmo Masetti (7 ° Dan ASAI-CSEN-FILKAM). Il nuovo insegnante gli offre l’opportunità di ampliare ulteriormente i propri orizzonti.
Inizia quindi a partecipare a stage tenuti da maestri quali M°Masetti, M°Benedetti (7 ° Dan), M°Kawamukai (7° Dan), M°Alvarez (6° Dan), M°Leclerc (6° Dan), M°Malkom Tiki Shewan (6° Dan).
La competenza, l’approfondimento e i temi che i maestri propongono segnano profondamente il suo percorso marziale. L’idea che nasce in lui è che l’Aikido sia uno strumento potente per comprendere i meccanismi di relazione e di identità dell’uomo.
2001. In ottobre sostiene l’esame di 1° Dan con il M°Guglielmo Masetti.
2004. La strada intrapresa con il M°Luciano Lo Monaco si interrompe. Contemporaneamente inizia un nuovo percorso che lo porterà a seguire il M°Hassan Raoui (attualmente 6° Dan ASAI-CSEN-FILKAM). Nello stesso periodo incontra il M°Giampietro Savegnago (8° Dan AIA) allievo diretto del M°Hirokazu Kobayashi. Ne rimane molto colpito per lo straordinario livello marziale e umano; diviene per lui il prototipo del Maestro di Arti Marziali per eccellenza.
2005. Grazie all’aiuto di alcuni compagni di pratica (Diego ed Alessio) apre un corso di Aikido a Pescantina (VR) costituendo lo Tsunami Dojo.
2007. Sotto la guida del M°Hassan riesce a sostenere l’esame di 2° Dan conferitogli dal M°Masetti.
2013. Con gli stessi Maestri consegue il 3° Dan.
2018. In marzo consegue il 4° Dan.
Attualmente continua la sua opera di approfondimento dell’Aikido partecipando a numerosi stage nazionali ed internazionali. Allo stesso tempo si dedica con entusiasmo allo sviluppo dei corsi dello Tsunami Dojo.